Ho compreso perché la notte non sogno più. Quando nel buio poso il capo sul guanciale insonne porto con me i problemi del momento, pensieri che mi assillano con tale forza e intensità da forare la membrana onirica col suono pesante del reale. Nessuna manipolazione fantastica, né alcuna commistione con l’emotivo…sterile insano perpetuo reale, come il linguaggio.
Vivo, dunque, la notte come il giorno. Assediato da un reale che non reggo, frasi che rimbombano, azioni si intuiscono, persone che compiangono, alcune facendolo approfittano, e tu, intuisci, ma lasci che sia. Qui è la tua sconfitta; aldilà dell’intelletto e dell’intuito, qui tu perdi la partita.
Nell’ubriachezza trovo, poi, una oscura luce…corrompendo la ragione, l’alcool riesce quasi a liberarmi da me stesso, estrarre il mio pensiero attivo dal profondo delle mie prigioni, per un’ora di sole, un attimo ancora, vi prego, per parlare onesto con i simulacri intorno.
Ma tanto, lo sai, qualcosa arriverà che chiuderà le tue ferite. Se non sarà il tempo, sarà l’alcool che le salderà sciogliendo sangue e repressione. I rimorsi saranno ali d’ancora, i rimpianti, pericoli scampati. Quando gli Umani saranno lontani, ciascuno nella sua foresta vergine, esploratori intrepidi, perduti ma brillanti, certo qualcuno ne ricorderai, all’alba coi primi raggi che ferendoti gli occhi sventreranno il tuo riposo alcolico ramingo. Rammendandoti il giorno. E chi non lo avrà mai.
Vi sono estraneo. O almeno credo. Non posso esserne sicuro.
Forse son più semplice da comprendere di quanto sembri a me che ci provo continuamente...giungendo a sempre tristi conclusioni annulla-speranza...l'ultima a morire, si sa...ma muore anch'essa...la speranza...un placebo da coltivare...una illusione cui bisogna saper credere...aiutati che Dio ti aiuta...ognuno pensi a sè, Dio pensi a tutti...cara vecchia saggezza proverbiale...nulla di più vero è stato mai tratto dal vivere...ma, stupido, perfino chi ti cita il più delle volte non sa davvero far sua la tua lezione...
Parlare per temi, saltare i capitoli, ignorare il particolare...i vostri giudizi non scivolano, la mia epidermide consunta se ne imbeve...e al primo sole divampa in fiamme acide...napalm e fosforo bianco...denti spezzati, carne bruciata...urla insolute...agonie perplesse...non basta la Bibbia, non basta il Corano...ci vuole l'uomo...ci vuole il pensiero autonomo smembrante...eppure volete Dio...ma, vi prego, non chiamatelo così...chiamatelo prigionia...chiamatelo soluzione...facile, offerta, scontata...al 90%...il resto non son che spiccioli...autocoscienza e autodeterminazione...sacrificabili...
Non so bene il motivo per cui scrivo...di certo lo faccio per me stesso...non so neanche cosa possa davvero ottenere scrivendo su un blog...uno scialbo e svilito diario simil-anna frank...forse un surrogato di socialità...forse la fine di una indagine in cui tutti gli indizi portano a voi, gli assedianti...un esercito da un solo volto...in cui non ho mai ben capito se non volessi o non potessi entrare...fatto sta che ne son fuori...fatto sta che son nemico, auto-imposto, esposto, nemico della gente...dove per gente intendo tutti, dal primo all’ultimo, gli individui del sociale...ma, pensandoci, forse mi sbaglio...ne faccio parte anch’io...cambia osservatore...cambia prospettiva ed anch’io non sarò che un’ombra sul quel volto...quel impassibile, straniante, volto del sociale...che evidentemente incancrenisce dall’interno...
Forse non ho nulla da dire che valga la pena ascoltare. Pensateci prima di ascoltarmi.
E pensateci anche prima di parlare. Ma non preoccupatevi, la maggior parte di voi parlerà ancora.
…riprendo a scrivere, ne è passato di tempo…riprendo a vivere, non mi era bastato…riprendo i fallimenti, per mano…erigo mura, cartapesta…mani voci sguardi…gli occhi…ricordo gli occhi di tutti voi…non li fisso…mi si inchiodano in testa…nella mia scatola cranica sono appesi ovunque…sguardi…follie…l’attenzione…i giudizi di persone mai giudicate…i giudizi dei pre-giudicati…i giudizi senza forma…i giudizi latenti…celati influenti, in nero…agiscono nell’ignoranza dell’essere…talvolta traspaiono…talvolta so coglierli…talvolta ne dubito…talvolta mi sottovaluto…talvolta sopravvaluto gli altri…talvolta le menti che operano confronti…paragonare individui senza conoscerli, è lecito? Evidentemente…ci cado anch’io…e me ne dispiaccio…disprezzo perché lo sono…lo sono perché disprezzo…sono uno stronzo…e voi non siete da meno…ecco, vi lascio le porte aperte al primato…la strada è libera non voglio concorrere…son buono così…marcio e distrutto…una spappolata socialità…un paranoico udito…realtà? Come crederle? Come dubitarne? Dovrei ignorarla…semplicemente ignorare lo stato delle cose…gli avvenimenti incidenti la mia sfera di reale stranianza…si…se ogni uomo è un essere incompleto…io no…sono completo così…un prodotto finito…scadente…ma completo…ed unico…non vendiamo espansioni né upgrade…è un pezzo unico…fuori produzione…sapore vintage...lo strumento giusto per creare atmosfere irreali di disagio e anacronismo…viaggiare dentro e fuori dal tempo…vivere tutti gli orrori e le meraviglie dell’esistito…che non c’è più…finanche a tornare materia primordiale…un terreno fertile...da bruciare…
we’re the passengers…we ride and ride…and everything was made for you and me…
Ben ritrovati a quelli che ancora ci sono...innanzitutto vorrei scusarmi per la lunga pausa causata non dall'impossibilità dell'intervistato ma dalla negligenza dell'intervistatore che, impegnato a cazzeggiare, ha dimenticato i suoi impegni. Perdono.
A questo punto riprendiamo l'intervista improvvisando qualche altra domanda di merda...sperando siano meno "puzzolenti" delle due precendenti...
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3. Questa domanda mi fa sorridere e son davvero curioso di leggere la tua risposta...Come procede la convivenza con Tino?
4. Che lavori hai fatto finora e quale fai attualmente. Ma, soprattutto, vorremmo chiarimenti sulla vicenda del licenziamento al ristorante.
5. Quale domanda vorresti ti rivolgessi?
6. La cosa più surreale vista o vissuta in questi mesi.
7. Davvero ti senti in colpa? O_o
8. Qual'è il tuo indirizzo email?
9. Problemi con le forze dell'ordine?
10. Søg?
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A presto.
Salve a tutti, (educatamente) signori e signore, (sessualmente) peni e vagine, (volgarmente) cazzi e fighe, salve e benvenuti nella mutanda; perchè, se siete qui, o non avete proprio un cazzo da fare o mi sopravvalutate. Io no. Non sopravvaluto nessuno. Non me; e neppure Alfonso Esposito...in dialetto Fonz Esposito...nt'amicizia Fonz O Strunz. Senza cattiveria, nt'amicizia.
E proprio nt'amicizia ho deciso di avviare un'improvvisata intervista (la cui parte improvvisata sono io in veste d'intervistatore) a Fonz, la quale ci permetta, vista la scarsa chiarezza dei suoi commenti lasciati qua e là per il web, di sapere cosa gli stia accadendo durante il soggiorno in Danimarca. Questa intervista a distanza avrà, inevitabilmente, ritmo incostante non essendo il nostro intervistato dotato di un propria postazione internet ed essendo, quiandi, costretto a servirsi di internet point.
Non dirò altro perchè nel rileggere queste poche righe mi sono quasi addormentato. Non vorrei sbatteste la testa cadendo dormienti dalla sedia. O forse lo vorrei. Probabilmente sarebbe divertente. °_°
X Fonz : non avendoti mesi fa composto il promesso epitaffio, rimasto, in fase di pubblicazione, imbrigliato in dispute legali con la Mondadori, al fine di riscattarmi, eccoti un'intervista cui ti prego di rispondere in maniera esaustiva e aderente alle domande. (Ti capisc' sul' tu)
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1. Apriamo, dunque, la nostra intervista. Ciao Fonz, come stai? Ti sei ambientato alle gelide lande del nord, tu che sei cresciuto nella tropicale isola di Cicalesi? Quali sono i ricordi più toccanti che conservi della tua terra d'origine? Quali le cose che più ti mancano?
2. Fonz, mi è giunta notizia di un tuo avvistamento ad Helsinky. E' vero? Cosa ti porta lì? Sei forse in fuga?
Ora sta a te, Fonz.
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Ancora parole, pesanti, sprezzanti,
in animo inquieto i pensieri assillanti.
Vorrei del vino, berlo e poi limpido librarmi
al di sopra di tutti questi oscuri campi.
Fra qualche anno sorriderò di più,
è un proposito che taccio,
una promessa che non faccio.
Paranoico. Sono fortemente paranoico. Sempre.
E sbaglio a causa delle mie paranoie. Spesso.
Altre volte causa d’errore è, invece, il mio pensare d’essere ingannato, nelle mie ipotesi, dalle tanto fedeli paranoie. Orribili sanguisughe. Crescono forti mentre io svanisco.
Ma nella mente ho così tante anomalie, tanto vecchie, tanto forti, che ho il terrore di affrontarle. La loro origine, remota, passa per eventi che ho dimenticato, o rimosso. E questo basterebbe a farmi paura. Ho ricordi della mia vita che sanguinano ancora. E che non ho eliminato. Ciò che ho rimosso deve essere orribile. Non oggettivamente, ma nella mia individualità, nella mia personalità, devono aver leso qualcosa. Qualcosa di importante.
Il loro campo d’azione è la mia esistenza. Dall’individuale, di conseguenza, al sociale. E' in quest’ultimo, infatti, che danno il meglio. Parlano al mio animo. Lo ingannano. Ed io, ragionando, inciampo nei loro tranelli. Mi convinco di essere e non essere, avere e non avere, potere e non potere. E, tragicamente, divento ciò che penso.
Paura. Anche di ciò che non esiste.
Sospetto. Anche di chi mi vuol bene.
Depresso per ciò che continuamente divento.
Inadatto al vivere sociale.
Stupido. Perché scrivo ciò che penso. E non è divertente.
Penso, dunque sono. Non ho dubbi. Funziona così.
Steve si voltò, guardo Cliff e disse: <<Gargano non preoccuparti, i film te li restituisco>>. Cliff ne fu evidentemente scosso. Non riusciva a spiegarsi le parole dell'amico. Si lasciò cadere sulla poltrona, lo sguardo perso chissà dove. Passarono dei lunghi attimi ma poi parlò: <<Luca il giocatore senza voto più espulsione non può ottenere un punteggio maggiore di uno senza voto e basta.>> Al che anche Steve fu scosso ed entrambi cominciarono a pensare che qualcosa non andava. In loro. O in tutte le cose. Erano sul punto di impazzire quando il campanello suonò. Era Jim, lo sapevano. Lui li avrebbe tranquillizzati, con la sua profonda razionalità, con la sua grande esperienza. Steve andò ad aprirgli. Quando poi Jim fu in salone, la stanza delle telenovela, Cliff tentò di spiegargli ma: <<Il pezzo più bello che ha fatto Gazzè al concerto, Message in a bottle dei Police.>> Cliff sempre più turbato dallo strano fenomeno cominciò ad ansimare. Aveva sofferto di crisi di nervi. Non se ne guariva mai. Jim lo notò e, preoccupato, disse: <<Facimmc'o spiniell', facimmc'o spiniell, spiniell', spiniell'...spiniell' yeah>> Tirò fuori dal taschino della giacca il cellulare e compose il numero dell'ospedale psichiatrico. <<Qui clinica S.James, mi dica.>> <<Aviss 'na papela, 'a sora?>>. La telefonata non durò a lungo. Diciamo che finì qui. Con una breve censura. Quando, alcuni giorni dopo, la polizia fece irruzione in casa, trovò i tre, in piedi al centro della stanza, nudi, l'uno di schiena all'altro, lo sguardo fisso nel loro vagheggiare di un tale Fonz Che Guevara. Lo nominavano continuamente. Pareva ne avessero il terrore. Su di una parete era stato fatto un disegno con dei pennarelli. Bob Marley che fuma uno spinello seduto a cavalcioni di un mega-spinello, pensò Valeria chiedendosi al contempo come potessero i suoi colleghi non capirlo. Che stupidi. Però...chissà chi lo ha fatto...è bello...
A volte è così facile illudersi di aver ritrovato quel qualcosa che ti mancava, che rimpiangevi...a volte è così difficile comprendere chi sia davvero Giovanni Jr. e cosa davvero voglia dirti la sua pizza mentre la mangi, quale il messaggio che essa porta di speranza e di salvezza per le genti di cicalesi, autoctoni e non, hashishman e non, alfredosarno o enricosarno, rotondo o quadrato, micione o niente...diamo forma alle cose in base all'umore del momento, alla droga che ci siam fatti...non è facile grattarsi in testa e scrivere, non è facile sognare se il brusio che hai in testa non cessa mai, non è facile resistere alla tentazione della KeKosaKontiKeKarloKanti? Identità si apprestano a rivelarsi semplici, non così criptiche, solo fraintese dalle illusioni di un rimpianto centro di gravità permanente che ora gravita altrove ma che, andato via, ha portato con sè una delle nostre poche certezze, non so se ne avessi altre, non so voi, non so lo sgaglione che ne chiede sempre...la mia prima parola una dedica al dio del deludere...che così, indirettamente, avrà deluso ancora...non sono Fonz, chi potrebbe essere Fonz?